La battaglia di Castagnaro

Monumento equestre a Giovanni Acuto - Paolo Uccello
Monumento equestre a Giovanni Acuto - Paolo Uccello

Nelle prime ore del mattino dell’11 marzo 1387, il sonnolento discendere verso il mare dell’Adige e la tranquillità della campagna imbrunita dalle ultime rigidità dell’inverno, vennero lacerate da grida altissime: “Scala-Scala, carne-carne”, ritmate dal martellante frastuono delle spade picchiate sugli scudi. Quello in riva all’Adige era ancora il Veneto delle signorie, saldamente in mano a potentissime famiglie e ai loro eserciti. Quelli di Francesco il Vecchio da Carrara, signore di Padova, e Antonio dalla Scala, signore di Verona, si erano rincorsi per mesi e ora erano l’uno di fronte all’altro perché l’uno per l’altro costituiva l’ostacolo sulla via del dominio del territorio. Entrambe le famiglie avevano nel grande fiume la strada dei loro interessi, entrambe volevano espandere il proprio dominio.

La sanguinosa battaglia è passata alla storia per la strategia adottata dal capitano di ventura inglese John Hawkwood (la cui memoria è perpetuata dal cenotafio eseguito ad affresco da Paolo Uccello in Santa Maria del Fiore a Firenze con il nome di Giovanni Acuto), che finse la ritirata e attirò i veronesi su un terreno acquitrinoso, ritenuto più propizio. Fece smontare i cavalieri e li fece schierare compatti su un’area asciutta, ai lati dispose i balestrieri, gli arcieri inglesi e i cannoni. I veronesi avanzarono e persero tempo a riempire di sterpaglia un canale che li separava dai nemici. Quando ripresero la marcia, gli arcieri di Padova iniziarono il tiro incrociato mentre i soldati disposti al centro fermarono l’avanzata veronese. Dopo che le frecce ebbero ucciso molti uomini, Acuto si rese conto del panico che si stava diffondendo tra le file avversarie e ordinò l’attacco ai propri cavalieri appiedati, i quali si aprirono un varco e costrinsero i veronesi a disunirsi. Ormai padroni del campo, i padovani uccisero o catturarono la maggior parte dei soldati nemici.

SCHIERAMENTI

Esercito Carrarese
Giovanni Acuto: 500 cavalieri e 600 arcieri
Giovanni D’Azzo: 1000 cavalieri
Giovanni da Pietramala: 1000 cavalieri
Ugolotto Biancardo: 800 cavalieri
Francesco Novello da Carrara: 1500 cavalieri
Broglia Brandolino: 500 cavalieri
Biordo e Antonio Balestruzzo: 600 cavalieri
Filippo da Pisa: 1000 fanti

Esercito Scaligero
Giovanni degli Ordelaffi: 1000 cavalieri
Ostasio da Polenta: 1500 cavalieri
Ugolino dal Verme: 500 cavalieri
Benetto da Marcesana: 800 cavalieri
Il conte di Erre: 800 cavalieri
Martino da Besizuolo: 400 cavalieri
Francesco Sassuolo: 800 cavalieri
Marcoardo dalla Rocca: 400 cavalieri
Francesco Visconte: 300 cavalieri
Taddeo dal Verme: 600 cavalieri
Giovanni dal Garzo e Ludovico Cantello: 500 cavalieri
Raimondo Resta e Frignano da Sesso: 1800 cavalieri
Giovanni da Isola: 1000 fanti, 1600 arcieri e balestrieri

La sconfitta di Castagnaro segnò la fine della lunga egemonia degli Scaligeri, che dopo qualche mese sarebbero stati cacciati da Verona dalle truppe viscontee. Il signore di Verona Antonio della Scala trovò rifugio presso il suocero Guido III da Polenta, signore di Ravenna, mentre il resto della famiglia si sparse in Italia e in Germania. Il grande successo ottenuto si rivelò una vittoria di Pirro per i Carraresi, che concordarono la spartizione dei territori scaligeri con Gian Galeazzo Visconti. Quest’ultimo non mantenne le promesse e dopo la cacciata degli Scaligeri, oltre a conquistare Verona, tenne per sé anche Vicenza, che a quel tempo faceva parte della signoria veronese e che era stata promessa a Francesco I da Carrara.

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